News | News | 28/08/2025

Editoria digitale, pubblicità e AI: quali strategie per restare rilevanti?

La domanda non è più se l’AI cambierà il giornalismo, ma piuttosto in che modo e con quali conseguenze.

C’è un tema che negli ultimi mesi ha smesso di essere soltanto una riflessione accademica per trasformarsi in una vera e propria emergenza per il mondo dell’informazione: il rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria. La domanda non è più se l’AI cambierà il giornalismo, ma piuttosto in che modo e con quali conseguenze.

Su Innovation Island, il nostro CEO Biagio Semilia dedica un editoriale a questa sfida epocale, cercando di tracciare una bussola in un mare in continuo movimento. L’analisi mette al centro un nodo tanto semplice quanto drammatico: se l’informazione viene “risucchiata” dai grandi modelli di AI e restituita sotto forma di risposte dirette, che ne sarà della sostenibilità economica e del valore stesso delle notizie?

La partita dell’informazione – sottolinea Semilia – è il terreno su cui si decide il futuro stesso del giornalismo e del suo rapporto con l’intelligenza artificiale. Ed è anche il cuore del lavoro che Digitrend porta avanti da 10 anni con i suoi clienti e partner, aiutandoli a orientarsi tra rischi, opportunità e modelli di ricavo emergenti. Una realtà con cui, in azienda, ci si confronta quotidianamente e della quale vengono percepite nitidamente le evoluzioni.

Proprio per questo, il tema sarà al centro del Premio Innovazione Sicilia, in programma il 21 novembre 2025, offrendo ad esperti, imprese e realtà editoriali un’occasione per confrontarsi sul modo in cui l’AI sta cambiando e cambierà ancora, l’ecosistema dell’informazione.

Copyright sotto attacco

L’editoriale di Innovation Island ci porta anzitutto in Giappone, dove due colossi dell’editoria, Nikkei e Asahi Shimbun, hanno citato in giudizio Perplexity. L’accusa è pesante: utilizzo non autorizzato dei contenuti, ignorando persino le barriere tecniche come il robots.txt. Non è un caso isolato, ma il segnale di una battaglia che ha già visto in campo testate americane come il Wall Street Journal e la BBC in Europa.

Il punto non è soltanto la difesa del copyright, ma qualcosa di più profondo: se un modello di intelligenza artificiale incorpora contenuti senza attribuzione o li restituisce in modo distorto, a perdere non è solo l’editore, ma la credibilità dell’informazione stessa.

La mossa di Perplexity: un’alleanza fragile

Mentre le aule di tribunale si preparano alla sfida, Perplexity ha lanciato Comet Plus, un programma che promette agli editori una quota sugli abbonamenti quando i loro articoli vengono usati nelle risposte AI. Una mossa che, almeno sulla carta, sembra voler offrire una soluzione economica.

Ma come osserva Semilia, si tratta di una pace fragile, più apparente che sostanziale. La piattaforma resta padrona dell’interfaccia, dei prezzi e delle regole del gioco. L’editore, al contrario, rischia di diventare un semplice fornitore invisibile, dipendente da metriche e algoritmi che non controlla.

Il nodo dello zero-click

In questo scenario si innesta il fenomeno dello zero-click, uno dei campi di battaglia più discussi. Sempre più utenti trovano la risposta alla loro ricerca senza mai cliccare su un link. Secondo le analisi riportate da Semilia, il tasso di ricerche zero-click è salito in pochi anni dal 59% al 69%, con un impatto devastante: nel 2024 il traffico organico verso i siti di notizie è crollato del 25%.

Un dato che, di per sé, racconta meglio di tante parole la fragilità dell’attuale modello di business. Se l’AI risponde al posto dei giornali, quale spazio resta ai giornalisti?

Strategie per reagire

Non ci sono ricette miracolose, ma strade possibili. Semilia invita i publisher a muoversi subito, senza aspettare che la tempesta passi. La prima riguarda la SEO per l’era conversazionale: testi costruiti non solo su keyword, ma su entità solide, con schede, FAQ e glossari che obblighino gli assistenti AI a citare la fonte.

C’è poi il tema del presidio della fonte: rendere i contenuti non sostituibili, inserendo dati proprietari, grafici e box esplicativi. Ma soprattutto, c’è la necessità di tornare al pubblico proprietario: newsletter, community, membership. Lì si gioca il vero valore relazionale, quello che non può essere interamente delegato alle piattaforme.

Oltre le pageview: le nuove metriche

Per decenni le redazioni hanno vissuto inseguendo la pageview. Oggi quel parametro non basta più. Nell’era degli agenti AI, diventa fondamentale chiedersi quanto un brand editoriale viene citato, con quanta visibilità e con quale capacità di generare azioni concrete: visite, iscrizioni, abbonamenti.

Nuove metriche come l’attribution rate, l’assist-to-visit e persino l’RPM conversazionale stanno entrando nel lessico dell’editoria. Sono indicatori ancora sperimentali, ma che raccontano una verità chiara: il valore non è nel click, ma nella relazione.

Una sfida che ridisegna l’editoria

Alla fine, tutto si riduce a una questione di equilibrio: come garantire qualità e sostenibilità in un mondo in cui l’AI filtra, riassume e attribuisce? La risposta non sta solo nelle aule dei tribunali né negli accordi economici con le piattaforme. Sta soprattutto nella capacità dei giornali di ricostruire il proprio rapporto diretto con i lettori, offrendo contenuti solidi, autorevoli e riconoscibili.

Come scrive Semilia, la collisione tra AI ed editoria non è un incidente passeggero, ma la riscrittura di un contratto sociale: quello tra chi produce informazione e chi la distribuisce. Le cause legali come quella di Tokyo sono il fronte difensivo di una battaglia da vincere con qualità riconoscibile, presidio della fonte e modelli di ricavo coerenti con l’interazione mediata dall’AI.

Che si scelga di “entrare” nei browser-agenti (con regole chiare) o di “tornare a casa” (community e ambienti proprietari), l’obiettivo è lo stesso: ricostruire valore attorno al brand editoriale nell’era dello zero-click. Chi sa fare bene il proprio mestiere e lo fa con serietà, avrà più chance di essere riconosciuto, citato e, in definitiva, di avere successo.


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